Arturo Sosa SJ, Superiore Generale della Compagnia di Gesù
Lunedì 28 Ottobre 2019. Programma per il discernimento della leadership

Buongiorno a tutti voi. Sono contento di essere qui con voi per condividere alcune delle mie idee sulla leadership e sul discernimento e anche per imparare da voi. Siete già un gruppo di persone con esperienza - alcuni di voi con più esperienza di quella che ho io come Superiore Generale! Stiamo tutti imparando insieme.

Discernimento

Come sapete, discernimento è una parola che usiamo tutti di frequente. Papa Francesco usa la parola in quasi tutti i discorsi che fa ... e ci chiama a farlo.

La riscoperta del processo di discernimento e del discernimento come stile di vita iniziò negli anni ’60, ’70, e ’80 quando, almeno nella Compagnia di Gesù, c’è stata la riscoperta di un approccio personale e individuale agli Esercizi spirituali. Prima di allora, gli Esercizi venivano dati a gruppi numerosi. Il Maestro del ritiro si sedeva in fondo a una stanza e teneva un discorso di un’ora - uno al mattino, uno al pomeriggio e forse, persino, uno alla sera. I partecipanti se ne andavano e facevano del loro meglio per dargli un senso, per lottare con le idee, anche se senza una guida personale. Tutto è cambiato negli anni ’70 e ’80 con il recupero di un accompagnamento personale, l’insistenza sullo Spirito di Dio che opera in ogni persona, l’individuazione di collegamenti con la psicologia e la scoperta dell’importanza di un’integrazione tra umano e spirituale.

Così il discernimento è ora popolare, à la mode, come dicono i francesi. Ma il problema è che ora ci sono probabilmente tante comprensioni del discernimento quanti sono i cattolici che camminano per il mondo! Ognuno di noi lo interpreta a modo suo. Questo termine viene persino usato in diversi contesti secolari. Sentiamo la gente che dice nei negozi “Devo pensare se questo paio di scarpe mi piaccia o meno. Lasciami un paio di minuti per discernere.” In un certo senso va bene, ma per alcuni aspetti è un po’ ridicolo. La familiarità è positiva ma può suscitare disprezzo. Parole potenti perdono la loro forza. Dobbiamo combattere questo.

Discernere insieme – una nuova frontiera

Il discernimento può fare un’enorme differenza quando la gente lo vive individualmente. Lo abbiamo visto negli ultimi 30-40 anni. Ma può fare la differenza anche a livello di gruppo. Questo non è stato così evidente negli ultimi decenni ma può essere il nostro vero punto di crescita. Qui è dove lo Spirito ci sta chiamando. Abbiamo una grande opportunità. Se impariamo a discernere insieme, possiamo sperimentare un nuovo modo di essere. Papa Francesco ci mostra questa strada quando, in ogni sinodo, insiste nel fare una pausa ogni quattro interventi per lasciare un momento di silenzio. È un modo per dire: l’intero progetto della Chiesa non riguarda solo noi e le nostre opinioni; è lo Spirito di Dio colui che porta realmente avanti le cose. Personalmente penso sia questo il motivo per cui Papa Francesco rimane impassibile davanti alla politica e alle controversie. Lui sa che dobbiamo andare oltre i livelli abituali, le categorie di destra e sinistra, conservatori e liberali. Dobbiamo andare più in profondità, oltre le ideologie, là dove lo Spirito è all’opera. E dobbiamo lasciare che lo Spirito agisca.

Sfide al discernimento

Naturalmente ogni discernimento non è facile. Lo sappiamo a livello individuale. Come interpretare il movimento del nostro spirito, vagliare gli spiriti, separare il grano dalla paglia, le mozioni che portano alla vita da quelle che hanno a che fare con la morte. Come sappiamo bene, abbiamo bisogno di un accompagnamento spirituale buono e saggio. Questa è stata la saggezza fin dai primissimi tempi, dai primi Padri della Chiesa. E se questo è vero per il discernimento individuale, quanto più lo è per i gruppi! Quindi, si può fare? Certamente sono stati fatti degli errori e c’è un discreto grado di scetticismo. Si può sentire qualcuno dire: “Bene, il discernimento si verifica continuamente. Siamo cristiani e abbiamo lo Spirito e dunque stiamo sempre discernendo. Non serve fare grande trambusto”. Altri hanno l’opinione opposta e dicono “Il vero discernimento non si realizza mai. Le condizioni sono troppo difficili da raggiungere: grandissima libertà interiore, trasparenza totale, un sacco di tempo per pregare, persone sante”. Inoltre ci sono state esperienze dove il problema discusso non era abbastanza serio e il discernimento in comune è stato banalizzato. All’altro estremo si è provato a usarlo per decisioni difficili, ma sembrava richiedere così tanto tempo che i Superiori Maggiori e i responsabili di scelte importanti lo hanno ritenuto semplicemente non praticabile. Possiamo evitare questi estremi, imparare dagli errori, tuffarci ancora nel profondo?

L’esperienza della 36ª Congregazione Generale dei gesuiti

Tuttavia, c’è una via di mezzo, che voglio presentare, ora, che stiamo riscoprendo come Compagnia di Gesù, specialmente a partire dalla nostra ultima Congregazione Generale. Come voi che guidate altre Congregazioni e Ordini, abbiamo fatto molto riferimento al Vaticano II e abbiamo ridefinito o, meglio, ripreso, riscoperto la nostra missione. Abbiamo espresso il nostro desiderio di voler lavorare in modo interreligioso, di camminare con i poveri, di voler servire la fede con creatività e profondità e di voler lavorare con i giovani. Questo è quello che è emerso. Nella Congregazione del 2016, a un certo punto, ci siamo trovati bloccati. Discutevamo di idee, analizzavamo documenti. Avevamo raggiunto un punto morto. E poi è emerso il desiderio, la necessità di tornare alle nostre radici, di fidarci dello Spirito piuttosto che delle nostre idee, di impegnarci in una conversazione spirituale, di rischiare di “perdere tempo” nella preghiera e nel lavoro di gruppo.

Con umiltà e dopo una certa dose di frustrazione, ci siamo resi conto che dovevamo trovare il modo di ascoltare lo Spirito. Ci siamo resi conto che la nostra missione non è una cosa ben delineata, che possiamo definire o semplicemente comprendere. Non abbiamo risposto a tutte le domande - non avremo mai potuto. Dobbiamo sempre lasciare uno spazio in cui lo Spirito possa entrare per sorprenderci.

Il problema maggiore è come lasciare questo spazio. Molti di noi vogliono colmare le lacune, sistemare le cose, essere efficienti, sottostando ai numerosi termini e alle molte scadenze. Desideriamo avere tutto sotto controllo, ma come sapete dalla vostra stessa vita, questo approccio non porta molti frutti nella preghiera individuale e non ha nemmeno funzionato nel discernimento in comune. Non è una novità. Lasciare spazio allo Spirito: questa è stata la prima lezione. La seconda ovviamente è stata quando ci siamo anche resi conto che non è la nostra missione. Che sollievo! Collaborazione e lavoro in rete sono diventate le parole chiave. Il bisogno di lavorare con gli altri, non perché il numero dei gesuiti sia in calo ma perché non siamo noi gli artefici della missione, bensì Dio. Dio apre la strada; noi lo seguiamo. E questo significa discernere. Dobbiamo imparare a discernere. Così come Ignazio scoprì che Dio lo trattava come un maestro paziente ma esigente; allo stesso modo noi stiamo avendo questa stessa esperienza a livello comunitario. Grazie a Dio, il nostro Dio è paziente! Dato che noi apprendiamo lentamente.

Fasi del discernimento in comune

Dopo quell’esperienza della Congregazione ho scritto una lettera alla Compagnia sul discernimento in comune, sottolineando alcuni aspetti fondamentali che sono cruciali per un discernimento in comune riuscito.

  • prima di tutto è importante avere una chiara definizione della questione. Su cosa stiamo discernendo? Sembra ovvio, ma scopriamo continuamente che la domanda non è stata chiaramente definita e che si rimane intrappolati, persi e frustrati.
  • Secondo, il gruppo che si raduna per il discernimento è composto dalle persone giuste? Sono persone libere? Sono persone che davvero possono ascoltare lo Spirito nella loro vita? Se non sono aperti individualmente probabilmente non saranno in grado di essere molto aperti al discernimento in comune.
  • Raccogliere le informazioni: senza buone informazioni stiamo discernendo nel buio. Dio opera attraverso mezzi umani. Dobbiamo fare un lavoro preparatorio per avere delle informazioni pertinenti.
  • Un aspetto chiave è la volontà di pregare, il tempo per pregare e la capacità di condividere i frutti della preghiera nella conversazione spirituale. Per cui la questione è chiara; i partecipanti vengono inviati a pregare per un’ora o due, o anche mezza giornata, e quando tornano al gruppo stanno usando, sempre più, un metodo di conversazione spirituale che prevede un ascolto attivo, un’esposizione meditata e poi una condivisione in tre turni in modo molto ordinato. A nessuno è permesso prevaricare; nessuna lingua ha la priorità; tutti sono uguali. La teologa Elizabeth Johnson, parafrasando Karl Rahner, afferma che ognuno di noi è una piccola parola di Dio - una lettera dell’alfabeto - e insieme possiamo dire qualcosa di grande. Che modo meraviglioso per incoraggiarci al rispetto reciproco. Lo Spirito parla attraverso ogni persona. Questo ci spinge alla riflessione e significa che dobbiamo abbandonare gli stereotipi e guardare al cuore delle persone.
  • Successivamente il gruppo presenta una proposta al Superiore maggiore su un cammino da seguire, con ragioni a favore e contro. La chiarezza relativamente a chi spetta la decisione è vitale sin dall’inizio, così da evitare che i partecipanti inizino il processo con la falsa aspettativa che siano loro a prendere la decisione se nella realtà non è così.

Pianificazione

Vorrei ora passare dalle alte vette del discernimento al ghiaccio sottile della pianificazione apostolica. Il discernimento è il fondamento. Non si può pianificare se non si è fatto discernimento. Non si può pianificare se non si è ascoltato lo Spirito. Noi non siamo una ONG o un’azienda. Siamo la Compagnia di Gesù, che segue Lui. Voi siete sacerdoti, religiosi e laici che seguite Lui sia a livello personale che comunitario.

Il Papa ha criticato i modi di procedere senza discernimento sulle cose. Durante la scorsa estate del 2019, egli ha parlato di una diocesi in Italia molto ben organizzata. Ha detto che aveva più dipendenti del Vaticano. Ma si poteva vedere che non vi si percepiva la flessibilità dello Spirito. Egli ha parlato della necessità di essere pronti a essere “in squilibrio”. In effetti, ha affermato che il Vangelo è un insegnamento folle, che le beatitudini dovrebbero ricevere un premio Nobel per la follia. Quindi, riguardo al pianificare e all’avere tutto organizzato in fasi ben definite... il Papa è preoccupato da questo tipo di pianificazione.

È chiaro come egli insista su questa apertura allo Spirito – sull’essere sorpreso; sul non avere tutto sistemato. Lasciare spazio allo Spirito – non parlare per tutto il tempo, ma lasciare che l’intero processo respiri – questo è un elemento chiave del discernimento in comune.

Non possiamo pianificare se non stiamo pregando e ascoltando lo Spirito, e questo deve condurre all’azione e a passare alla pratica, a incarnare ciò che è stato il frutto del discernimento. Siamo una fede basata sull’Incarnazione. Tutto deve essere attuato nel mondo reale e concreto, in luoghi, tempi e spazi.

Conclusione

Quando abbiamo collaborato per il discernimento delle preferenze apostoliche tra il 2017 e l’inizio del 2019, abbiamo intrapreso un processo rischioso. Non sapevo dove saremmo andati a finire e sono ancora sorpreso. Il processo iniziale ha coinvolto persone dalla base. Poi all’inizio di quest’anno abbiamo trascorso 8 giorni qui a Roma con il mio Consiglio Allargato dei 25. Sono arrivati rapporti sui discernimenti effettuati a livello locale. Erano incredibilmente convergenti. Tanto che alcuni membri del Consiglio hanno detto: perché metterci 8 giorni, quando tutto questo è ovvio. Alla fine abbiamo avuto bisogno di 8 giorni. Avevamo bisogno di ascoltarci l’un l’altro e di ascoltare lo Spirito, di sentire la Sua leggera brezza rinnovare il volto della Compagnia. Ora stiamo discernendo su come implementare e andare avanti, evitando la tentazione di affrettarci ... o di ritardare, cercando di ascoltare. Troviamo sempre la necessità di convertirci, di essere umili.

Quindi, quali sono le conclusioni, qual è il mio consiglio? Se posso, offro in tutta umiltà alcuni consigli a voi, in quanto leader:
- In quanto leader, corri il rischio
- In quanto leader, non aver paura di fallire
- In quanto leader confida nei tuoi e nello Spirito che opera in loro
- In quanto leader avvia processi positivi
- In quanto leader sperimenta nuove metodologie e sii flessibile
- In quanto leader, lascia spazio a te stesso per sentire la voce ancora flebile

Come ho detto, il nostro recente momento di rinnovamento gesuitico è iniziato con quella fase di stallo nella nostra Congregazione Generale, un momento di umiltà, persino di fallimento. Da ciò abbiamo trovato il desiderio di ricominciare la strada dei nostri primi compagni, discernendo insieme, fidandoci l’uno dell’altro e dei nostri partner laici, religiosi e diocesani, formando persone e imparando da loro nuove metodologie di discernimento; adattando la conversazione spirituale a gruppi di credenti non convinti o di non credenti.

Approfittiamo dell’esperienza reciproca questa settimana. Vogliamo percorrere la strada della futura Chiesa insieme, in solidarietà, più uniti. Possiamo farcela perché sappiamo e crediamo che lo Spirito di Dio sta lavorando nel mondo, a volte lottando; ma sempre lì; chiamandoci sempre ad andare avanti.

Quindi, cos’è il discernimento e cos’è il discernimento in comune? Fondamentalmente è nutrito e alimentato dal nostro desiderio, dalla nostra passione e dalla nostra brama di stare con il Signore. È semplicemente questo. Abbiamo bisogno di umiltà. Siamo Suoi testimoni, predichiamo il Suo Vangelo, non il nostro. Siamo quelli che sono chiamati a portare la buona notizia; a testimoniare; a far splendere la luce in luoghi bui in modo umile. Possiamo farlo ascoltando lo Spirito; stando molto attenti e in sintonia... e quindi essendo assolutamente determinati a mettere in pratica ciò che lo Spirito ci sta dicendo. È quando il discernimento, la pianificazione e la leadership si uniscono: quando ascoltiamo la Parola di Dio e la mettiamo in pratica. Grazie.