San Stanislao Kostka (1550-1568) - Patrono dei novizi della Compagnia di Gesù
Nel 450° anniversario del suo ingresso nella Casa del Padre
Noviziato San Francesco Saverio – Genova – 13 novembre 2018

 Non siamo molto inclini a riconoscere la santità nei giovani. Meno ancora se si tratta di un giovane, che, appena sedicenne, è scappato da casa per non fare quello che la famiglia si attendeva da lui. Anche Maria e Giuseppe sono stati sorpresi dall’atteggiamento del giovane Gesù quando ha deciso per conto suo di restare a Gerusalemme, all’insaputa dei suoi genitori, quando la famiglia è partita per tornare a casa.

Staccare la santità dall’età sarebbe un primo messaggio di questa festa. Non bisogna essere vecchi per essere saggi e nemmeno santi. Così come non basta diventare vecchi per essere saggi o santi. È l’esperienza di Dio che fa la differenza. L’amore di Dio si sperimenta a qualsiasi età e lasciarsi guidare dallo Spirito è possibile in ogni momento della vita. Possiamo quindi interrogarci sulla nostra esperienza di Dio all’età che ciascuno di noi ha in questo momento. Esaminarci nel senso ignaziano sulla prontezza nel seguire lo Spirito che si manifesta nel nostro tempo e nella vita di ciascuno di noi. Quanto siamo attenti ai segni dei tempi, quanta libertà abbiamo per lasciare altri impegni e prendere il cammino dello Spirito?

La seconda lettera di Pietro parte dalla premessa che il Signore ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, e mostra il cammino. Alla fede, cioè alla accettazione della chiamata del Signore e alla fiducia messa in lui, bisogna aggiungere la virtù, ossia, la decisione di seguirlo, la volontà di adottare i mezzi necessari per diventare discepoli. In linguaggio ignaziano possiamo dire di aggiungere alla fede un’elezione frutto del discernimento ben fatto nella preghiera personale e nel confronto con colui che ci accompagna.

Ma il cammino non finisce qui, continua. L’altro passo è aggiungere la conoscenza. Abbiamo sentito come dall’inizio i gesuiti mettono insieme virtù e lettere e dedicano tanto sforzo, tanto tempo… ad acquistare la competenza filosofica, teologica, scientifica e tecnica sufficiente per offrire il migliore servizio agli esseri umani, a cominciare dai più bisognosi o i più lontani dall’esperienza religiosa… Ci sono ancora alcuni passi da fare: alla conoscenza bisogna infatti aggiungere la temperanza, parola quasi sparita dal nostro vocabolario normale e ci sembra vecchio stile. Invece risulta molto attuale. Abitiamo un pianeta disequilibrato nel quale sembra impossibile fermare il deterioramento dell’ambiente, l’inquinamento, il riscaldamento globale… e le loro conseguenze soprattutto per i poveri. Viviamo in società disequilibrate dalle molteplici forme di violenza, dalla disuguaglianza nella crescita, dalle discriminazioni… La temperanza ci rende capaci di equilibrio interno, sociale e nell’uso dei beni in quanto assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell’onestà.

…alla temperanza la pazienza continua la lettera di Pietro forse ricordando la parabola della zizzania e il grano: Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura…” (Mat 13, 28-30). È il tipo di pazienza necessaria per il discernimento personale e in comune, quella che lascia a Dio di essere Dio e permette di osservare il percorso dei nostri desideri e delle mozioni interiori. La pazienza del discepolo che impara al ritmo del maestro e riceve da lui la missione invece d’imporre la sua opinione e la sua tempistica.

Ma ci sono ancora altri passi da fare in questo cammino. Ci vuole anche la pietà come disposizione a sentirsi solidali con chi soffre e ad essere disponibili all’incontro col Signore nella preghiera, nell’Eucaristia, nel contributo alla costruzione della comunità. Una vita di pietà che apra agli altri, cioè che si realizzi nell’amore fraterno e si consumi nella carità. Il cammino porta all’amore pieno, quello che ci unisce con Dio e con gli altri esseri umani. L’agape che porta alla felicità. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo, finisce il brano ascoltato della seconda lettera di Pietro. Possiamo quindi dedurre che Stanislao Kostka abbia percorso questo lungo cammino in tempo breve e così sia arrivato alla santità che in fondo non può essere altro che il compimento di quell’appello alla gioia dell’amore che risuona nel cuore di ogni giovane come ha affermato il Sinodo dei Vescovi 2018 (documento finale nº 165).

La Congregazione Generale 36a definisce la missione della Compagnia di Gesù come fare questo cammino mediante un reale contributo alla riconciliazione e alla giustizia nel mondo odierno. Una missione che vogliamo adempiere come gesuiti collaborando con tanti altri impegnati sia nelle stesse opere apostoliche, che in altre attività della Chiesa o negli impegni sociali e politici che portano a fare di questo mondo una casa comune, nella quale tutti gli esseri umani, di qualsiasi classe o condizione, possano trovare lo spazio per svolgere la propria vita in libertà e degnamente. Secondo il ragionamento della prima lettura questo è possibile nella misura in cui riconosciamo la fede, la virtù, la conoscenza, la temperanza, la pazienza, la pietà, l’amore fraterno e la carità come doni di Dio e ci apriamo a riceverli perché portino frutto in abbondanza.

Nella memoria dei 450 anni dalla salita alla Casa del Padre di San Stanislao Kostka, apriamo i nostri cuori al consiglio dell’autore della seconda lettera di San Pietro: Quindi, fratelli, cercate di rendere sempre più salda la vostra chiamata e la scelta che Dio ha fatto di voi. Se farete questo non cadrete mai.

Preghiamo a vicenda per la nostra vocazione alla Compagnia di Gesù, per la nostra apertura di mente e cuore ai doni che il Signore vuole farci. Preghiamo insieme affinché non ci stanchiamo di camminare giorno dopo giorno su questa strada. Siamo in buona Compagnia con Stanislao Kostka, Luigi Gonzaga e tutti i santi e beati gesuiti, Pedro Arrupe e tanti compagni e compagne aperti ai doni del Signore e generosamente consacrati al servizio della riconciliazione e della giustizia. Anche Maria, la mamma di Gesù e Madre della Chiesa cammina con noi.

Preghiamo perché siano molti i giovani e le giovani che ascoltano e seguono questo bel cammino aperto dalla Pasqua di Gesù, che è il primo a percorrerlo davanti a noi, e il suo Spirito ci accompagni in tutti i passi che facciamo.

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